Luna di miele, perchè ?

Chiudiamo il capitolo della prima fase del matrimonio con una curiosità, la luna di miele.

Questa espressione ha origini antiche e sono rintracciabili più versioni che ne spiegano il significato. Gli sposini dell’antica Roma erano soliti mangiare del miele per tutta la durata di “una luna” dopo il matrimonio (forse per riprendere le forze dopo un’intensa giornata d’amore).

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Da qui l’origine del detto “luna di miele”, per indicare i primi, dolci e irripetibili momenti della vita di coppia. Un’altra tesi, addirittura, fa risalire l’espressione ai tempi di Babilonia poiché in tale periodo sembra che fosse solito regalare alle coppie di sposi una certa quantità di idromele (liquore al miele) sufficiente per un mese. Allora si pensava che tale bevanda garantisse la fertilità.

Nonostante l’origine babilonese non sia certa, l’abitudine di regalare agli sposi idromele, o bevande simili, era comunque in uso nell’antica Roma e nei secoli successivi fino al Medioevo.

Nel Medioevo, quando una famiglia cedeva in matrimonio una donna all’uomo, la sposa portava con sé il miele, considerato costoso e simbolo di ricchezza.La prima sera che i due passavano insieme, veniva chiamata “luna di miele” proprio in riferimento al miele e al fatto che la donna fosse considerata lunare, perché la durata del ciclo femminile è come quella delle fasi lunari.

Anche l’usanza del nord Europa di bere vino misto a miele durante il primo mese di nozze fa parte della rosa delle versioni più accreditate.

L’origine antica dell’espressione “luna di miele” è comprovata dalla sua presenza in molte altre lingue, come il francese (Lune de miel), lo spagnolo (Luna de miel) e l’inglese (honey moon). In gallese (mis mêl) e in arabo (shahr el ‘assal) si usano espressioni che tradotte letteralmente significano “mese di miele”, che ha lo stesso significato poiché con il termine “luna” si fa riferimento al primo mese di matrimonio.

Il “miele” in senso lato è collegato alla dolcezza del primo periodo di vita matrimoniale, lasciando intendere che solo la prima “luna” sarà di “miele”, ovvero che la felicità iniziale è comunque destinata a diminuire presto. Proprio per questo motivo sarebbe utile far tesoro il più possibile di quanto accade nelle prime settimane di matrimonio, affinché la luna di miele non resti solo una felice parentesi. (La Repubblica – Supplemento Salute del 16/10/2008 pag.41)

Mi permetto di commentare il fatto che al giorno d’oggi  si parla di luna di miele per descrivere vacanze e mete esotiche, e si è perso di vista il vero significato di tale modo di dire. Dovremmo invece tornare alle origini di alcune espressioni perché sono queste che ci dicono chi siamo e da dove veniamo. La luna di miele è un periodo che gli sposi dovrebbero vivere più intimamente e godendo del sentimento che li unisce, senza perdersi in distrazioni inutili che, seppur piacevoli, allontanano la mente ed il cuore dal reciproco impegno preso.

 

Cosa sta succedendo al matrimonio ?

Dopo la storia del matrimonio vorrei fare con voi una conclusione che sia ponte tra quello che è successo e dove stiamo andando.

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Più o meno dal 1970 il numero di divorzi è andato in crescendo. Certamente una causa è il fatto che vi sono Stati che proprio in quegli anni hanno emanato la specifica legge come l’Italia, o altri che ne hanno modificato le procedure, rendendole più snelle; nello stesso tempo le persone non hanno desistito dal contrarre matrimonio o comunque a proporre nuovi tipi di coabitazione.

La storia del matrimonio presentata nei primi capitoli ci mostra che  questo viene messo sempre in primo piano nella società, che è stato nel tempo controllato in maniera rigorosa da Stato e Chiesa per l’importanza della sua tenuta e che risulta fondamentale nell’economia di un paese. Nel tempo, a seguito di uno sviluppo generale,  si è arrivati a considerare il matrimonio un’unione la cui finalità è la crescita armonica delle due persone, dando spazio soprattutto ai sentimenti e alle emozioni.

Evidentemente il creare la coppia è la naturale tensione dell'”animale” uomo.

Ma se i fallimenti sono così tanto numerosi, cosa dovremmo rivedere dell’istituto del matrimonio ?

Ritengo che ci siano tre fattori che possono essere la causa di questi fallimenti: la morte della famiglia multipla, la scarsa capacità di comunicazione e la corsa all’individualismo.

La nuclearizzazione della famiglia non permette ai giovani di vivere, anche se in secondo piano, la vita di più famiglie e i rapporti che intercorrono tra le varie persone, imparando dai comportamenti che possono essere costruttivi o distruttivi, ma sicuramente sono d’ esempio per un proprio futuro comportamento.

Non si vivono più i figli di madri, sorelle, cugine, così la giovane mamma rimane spiazzata nel momento in cui si ritrova da sola a gestire il nuovo nato, senza avere acquisito comportamenti e modalità necessarie che non si imparano sui libri, ma solamente tramite l’esperienza diretta. Per il neo marito non ci sono uomini con i quali scambiare  informazioni ed esperienze per far fronte al nuovo status di capofamiglia; anche qui è tutto da inventare.

Per quanto riguarda la comunicazione trovo la situazione paradossale. In un mondo bombardato da informazioni e che permette di sviluppare dialoghi e contatti a 360° anche grazie alle nuove tecnologie, si evidenziano gravi carenze nel comunicare “veramente”. Le persone sentono ma non ascoltano, parlano e non si capiscono, tutto deve essere consumato velocemente, importante è apparire e non essere.

Tutto questo non aiuta la nascita e il perdurare di un rapporto di coppia, e si è troppo poco abituati a vivere da persona tra le altre persone. Una possibilità di modifica di questa situazione potrebbe muovere da un diverso approccio sia della scuola sia dalle famiglie.

Certamente insegnanti e genitori dovrebbero per primi mettersi a nudo e mostrarsi persone con sentimenti ed emozioni e come tali fallibili, cosa che sicuramente può spaventare, ma che in carenza di una naturale palestra, come poteva essere una società arcaica, potrebbe fungere da surrogato ed aiutare i ragazzi a crescere sperimentando.

Ultimo punto su cui interrogarsi è l’individualismo notevolmente spinto della nostra società. In realtà, un matrimonio dovrebbe essere l’unione di due persone che desiderano la crescita uno dell’altro, dovrebbe essere un’allenza tra un uomo e una donna che abbiano voglia di applicarsi, costruire, ricostruire e ravvivare quotidianamente l’impegno preso il primo giorno della loro vita assieme.

Purtroppo, riscontriamo la difficoltà delle persone a comprendersi, a negoziare, a far proprie le esigenze dell’altro. L’egoismo di fondo che pervade la nostra società, mina la possibilità di una vera “fusione” tra i due sposi.

 

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Sondaggio concluso !!

Storia del matrimonio (parte 3, ultima)

A partire dal ‘700, la visione del matrimonio comincia a modificarsi, dalla prevalente considerazione di “contratto economico” passa ad affermarsi come un legame basato sull’affettività, deciso dall’uomo e dalla donna.

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Queste modalità vengono ribadite da un altro momento storico importante, la Rivoluzione Francese. La Costituzione francese nel 1791 parla esplicitamente della necessità che vi sia il consenso dei due futuri sposi. Nel 1792 viene riconosciuto in Francia il divorzio anche senza che ci siano cause precise, ma per mutuo consenso dei coniugi. Questa legge libertaria viene però modificata dal Codice Napoleonico del 1804 e abrogata successivamente nel 1816.

Ma ormai la strada è spianata verso un matrimonio che sia vissuto con affettività da parte dei coniugi e verso i figli e vi è ora la possibilità di mettere fine all’unione nel caso in cui non vi sia più questo benessere familiare. Ovviamente questa nuova concezione è andata sviluppandosi in Europa con tempi e modalità molto diverse tra loro, soprattutto a seconda del credo religioso delle varie popolazioni.

Dal Novecento in poi la società è oggetto di un cambiamento sempre più frenetico, grazie anche all’industrializzazione, alla facilità crescente di spostamenti, ad una maggiore informazione, ad una nuova consapevolezza da parte delle donne e, per quanto in sordina, anche da una maggiore libertà sessuale e di frequentazione per entrambi i sessi.

Il matrimonio in questo scenario non perde di importanza; anzi, vedremo come dall’epoca fascista con il suo contributo alle nozze (vedi la tassa sul celibato) al dopo guerra con la ricostruzione ed il boom economico, si sviluppi  una certa tendenza che porterà a definire gli anni 1950-1960 come gli “anni d’oro” del matrimonio stesso.

Ad inizio secolo, nonostante la scelta del partner fosse basata sul sentimento e sull’affinità, nei paesi in cui non si poteva ricorrere al divorzio i giovani si aspettavano di fare un “buon matrimonio” e ci si sforzava di osservare precisi canoni di comportamento, collaborazione, fedeltà effettiva o più o meno occultata, dedizione al coniuge e ai figli. Con il passare del tempo i giovani si aspettano soprattutto un “matrimonio felice”, in quanto basato su un rapporto intimo a due, in cui la coppia realizzi una serie di aspirazioni e desideri che non riguardano il resto del gruppo sociale in cui si trovano ad interagire.

Al matrimonio di ieri poteva bastare l’etica tradizionale dell’amicizia (aiutarsi l’un l’altro) ed un comportamento morale. Oggi il matrimonio richiede una relazione più stretta ed esigente nelle aspettative reciproche, che richiamano una continua attenzione fra i partner, con la pretesa che l’altro dia un senso alla propria vita nell’ottica delle proprie esigenze. In questa nuova situazione il matrimonio risulta altamente problematico e instabile.

 

Una storia d’amore speciale

Vi lascio qui il link di una parte del film d’animazione UP.

Non occorrono altri commenti, vi invito a guardare.

https://www.youtube.com/watch?v=ZBS5Y4eh4QQ

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Storia del matrimonio (parte 2)

Continuiamo con la seconda parte della storia del matrimonio, partendo dal Basso medio Evo.

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Nel 1215, proprio per mettere ordine alla questione matrimoniale, Papa Innocenzo, III all’interno del Quarto Concilio Lateranense, formulò due regole fondamentali: l’impedimento di contrarre le nozze entro una parentela di quarto grado e la necessità di rendere pubblico il matrimonio.

All’epoca la promessa matrimoniale veniva stipulata dalle due famiglie, sposarsi era un’ affare economico e i figli, che erano allevati con questa aspettativa, solitamente non si opponevano alla scelta dei genitori.

Da questo atto al matrimonio poteva passare molto tempo; a volte la promessa veniva sciolta, altre volte veniva portata davanti ad un tribunale perchè fosse onorata.

All’epoca nonostante le regole introdotte da Papa Innocenzo III, si praticava ancora il matrimonio segreto o si viveva apertamente la convivenza more uxorio, questo prevalentemente per mancanza di tempo e denaro per convolare a nozze secondo i dettami del tempo, oppure nel caso le famiglie non vedessero di buon occhio l’unione in essere. Sotto un certo aspetto si può parlare anche di divorzio, in quanto le coppie si univano e si lasciavano per vari motivi, in primis l’allontanamento (solitamente da parte del marito) dalla casa coniugale per cercare lavoro, per andare in guerra, per sfuggire a condanne.

Queste modalità proseguirono fino ad un importante momento di cambiamento, che si presentò con la conclusione del Concilio Ecumenico di Trento (1545-1563). Furono poste, per quanto riguarda il matrimonio, le seguenti regole: l’indissolubilità del vincolo, la necessità della monogamia, il consenso dei genitori, il consenso verbale degli sposi davanti alla chiesa alla presenza del parroco, la tenuta da parte di quest’ultimo del registro dei matrimoni. Venne inoltre stigmatizzato il fatto che il matrimonio è un sacramento e ribadita la superiorità morale della verginità e del celibato rispetto alla vita matrimoniale.

Questi atti portarono alla rottura tra cattolici e protestanti, che da quel momento scelsero altre modalità per regolare la vita familiare. La riforma portata avanti da Lutero prevedeva che il matrimonio fosse considerato un avvenimento civile e non un sacramento e che vi fosse la possibilità di divorziare e passare a nuove nozze. Non verrà accettato il celibato dei religiosi e si affermerà che proprio la famiglia del pastore fosse di esempio e fulcro della comunità.

 

Storia del matrimonio (parte 1)

Dopo qualche giorno tiro le somme del mio sondaggio sullo stile di vita, nonostante sia stato visto da qualche centinaio di persone non ha avuto successo.

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Mi viene da pensare che le persone non ritengano importante “come” vivono da un punto di vista legale e sociale. Molte cose sono cambiate nel corso del tempo rispetto alla convivenza tra un uomo e una donna, molte convenzioni sono fortunatamente cadute, la società è diventata “liquida” per usare un termine molto caro al sociologo Bauman e si vive (forse in maniera più superficiale) le relazioni senza pensare alla forma.

Ma da dove era partito il matrimonio e perché?

Se avete voglia di fare un tuffo nel passato questa è la prima parte, buona lettura !

Introduzione

Il matrimonio: l’unione di un uomo e di una donna tesa a formare una coppia stabile dedita al reciproco aiuto e sostentamento e alla cura dei figli.

Questa terminologia, utilizzata per definire tale unione,  compare per la prima volta nel diritto romano ed etimologicamente sta ad indicare il passaggio della donna alla condizione di madre (mater e munus, madre ed impegno).

In epoca imperiale, quindi, troviamo la prima necessità di regolamentare l’unione di un uomo e di una donna, che verrà successivamente sempre più codificata e condotta in canoni rigidi e ci sorge spontanea la curiosità di immaginare e scoprire cosa succedesse in precedenza.

Dalla preistoria all’ Alto Medioevo.

Per quanto riguarda la preistoria, possiamo solo azzardare delle ipotesi sui rapporti maschi-femmine; c’è chi parla del libero amore, chi di un matriarcato diffuso, chi di un unione monogama tesa al riconoscimento dei propri figli da parte dell’uomo. Certamente c’era la necessità di procreare e c’era una netta divisione dei compiti in colei che era dedita all’accudimento della prole e colui che doveva provvedere al loro sostentamento.

Tali relazioni non potevano essere circoscritte né all’interno dell’ambito coniugale né di quello extraconiugale, in quanto non esistevano i presupposti sociali ed economici su cui si basa l’istituzione del matrimonio.

Una prima regolamentazione del matrimonio la troviamo presso gli Egizi dove la cerimonia nuziale era molto semplice, si svolgeva tra le due famiglie e si concludeva con il trasferimento della donna nella casa dell’ uomo.

Era un matrimonio fondamentalmente d’amore, ma nonostante ciò, si formalizzava tramite un contratto e allo stesso tempo ne veniva redatto uno di divorzio che tutelava entrambi gli sposi.

Nella Grecia antica il matrimonio avveniva dopo l’istituzione di un contratto tra il padre della sposa e lo sposo, considerato valido solo dopo l’inizio della convivenza. La cerimonia era molto fastosa e terminava con il corteo nuziale durante il quale la sposa veniva accompagnata alla casa dello sposo; tutto questo era necessario per dare massimo risalto all’avvenimento in modo che non vi fossero dubbi sulla legittimità dell’unione. Era previsto altresì di porre fine al vincolo interrompendo la convivenza e questo era diritto di entrambe le parti.

La moglie greca era destinata esclusivamente al ruolo di madre e non aveva altri ruoli, nè sociali, né a livello sentimentale, che erano destinati invece alla concubina (l’amante ufficiale), all’ etera (accompagnatrice dell’uomo nella vita sociale) e alla prostituta (una compagna per il piacere) che l’uomo frequentava regolarmente.

Nella Roma antica, invece, sorge la necessità di legalizzare la famiglia regolamentandola con ordinamenti di diritto che sancivano l’obbligatorietà della monogamia, la possibilità di sposarsi solamente tra cittadini romani, l’età minima dei nubendi e le perfette condizioni fisiche. Ammetteva in ogni caso la prostituzione, il concubinato, il sesso extraconiugale, il sesso omosessuale e il sesso con gli schiavi.

Il matrimonio era stipulato dai padri dei futuri sposi che si conoscevano solo al momento del fidanzamento, spesso anche dopo molti anni dalla promessa. Al momento della celebrazione, che avveniva alla presenza dei testimoni, la donna passava dalla potestà del padre a quella del marito.

In quest’epoca il divorzio era molto frequente; poteva essere richiesto per una giusta causa da ambo le parti e questa modalità di vita portava spesso a sposarsi anche 5 o 6 volte.

Queste modalità di vita e di intendere l’unione matrimoniale vennero modificate con la cristianizzazione dell’Impero romano, l’intento di una moralizzazione della vita, pubblica e privata, prese il sopravvento.

Oltre a ribadire il concetto della scelta monogamica venne esplicitamente condannato, da parte dell’imperatore Giustiniano nel 534, il sesso al di fuori del matrimonio, riducendo le libertà fino ad allora godute, come riportato nei precedenti paragrafi.

Il matrimonio in quest’epoca, che va verso la fine del primo millennio, era una cerimonia privata sancita da una reciproca promessa verbale da parte della coppia e anche da un contratto scritto e firmato. In seguito al declino dell’Impero romano quest’usanza perse progressivamente rilievo e solo dei testimoni, che non erano comunque necessari, potevano rendere testimonianza del fatto. Infatti era sufficiente che i due fidanzati si scambiassero la promessa di matrimonio verbalmente per rendere valida la loro unione.

Ovviamente questo portava ad una serie di problemi sulle questioni di responsabilità, soprattutto nei riguardi dei figli e in relazione al diritto di successione ereditaria.