La parola a voi …

Oggi vi voglio lanciare una proposta, per iniziare a rendere vivo il nostro blog.

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Tutto quello che avete letto fino ad ora, deriva in buona parte dagli studi e dalla mia esperienza lavorativa, che passa dal lavoro con le problematiche di coppia, ad interventi per il mantenimento del benessere personale, ad incontri di mediazione familiare, alla scoperta delle proprie risorse; infatti, sono una professionista che lavora con il counseling.

Non starò qui a spiegarvi di che cosa si tratta, è più semplice per voi, se ne avete curiosità leggerlo direttamente dal mio sito web www.personalcounselor.it

L’idea, data la mia esperienza e le vostre probabili domande e i vostri probabili dubbi, è quella di creare una sorta di “posta del cuore”, dove indirizzare le vostre mail, che se di interesse generale pubblicherò (in modo assolutamente anonimo).

Se avete voglia di condividere e avere delle risposte potete scrivere a relazione@personalcounselor.it

Scoprire il linguaggio d’amore della vostra realzione

Ecco come procedere per trovare il linguaggio d’amore più consono alla vostra coppia.

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Procuratevi dei bigliettini e su ognuno scrivete i cinque linguaggi d’amore del post precedente (parole di apprezzamento, fare regali, contatto fisico affettuoso, azioni altruistiche, tempo di qualità) ed eventualmente altri modi di comunicare che per voi sono importanti.

Compilatene anche una seconda serie. Trovate un momento di tranquilllità assieme al vostro partner. A questo punto, ognuno di voi, con la sua serie di bigliettini, metterà in ordine di importanza le modalità di comunicazione.

Una volta finito, potrà essere interessante verificare quali sono le scelte di maggiore o minore importanza per poter poi provare a comunicare nel miglior modo con il partner, o semplicemente per rendersi conto delle proprie diversità.

Questo è importante per capire che se non comunichiamo sullo stesso canale del partner, rischiamo di essere come due persone di cui una parla cinese e l’altra turco.

 

Il fidanzamento – curiosità

 

Forse non tutti sanno il perché dell’anello di fidanzamento, molte sono i comportamenti sociali che si attuano, senza sapere il perché e spesso vi sono delle lontane radici da conoscere.

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Donare un anello rappresenta il suggello di una promessa d’amore, ma è solo nella cultura romana che questa tradizione si consolida definitivamente. Bisogna comunque ricordare che già tra gli egizi e i greci è in voga l’uso di consacrare le future nozze con un pegno d’amore che il fidanzato dona all’amata. Presso i Visigoti e Germani l’anello vale come contratto nuziale, da onorare obbligatoriamente.

Sempre in epoca romana, si diffonde l’idea di indossare l’anello sull’anulare della mano sinistra, dato che un tempo si credeva che da qui partisse una vena diretta al cuore, la cosiddetta vena amoris. Ma non è la sola tesi che cerca di spiegare questa scelta. Secondo alcuni storici deriverebbe da un antico rito della liturgia cattolica, quando il celebrante, toccate le prime tre dita della sinistra, arrivava a infilare l’anello nel quarto dito della stessa mano.

Ma quando l’anello di fidanzamento ha iniziato a legare la sua storia con quella dei diamanti? La prima testimonianza di un diamante regalato come anello di fidanzamento risale al 1477, anno in cui l’Arciduca Massimiliano d’Austria donò a Maria di Borgogna un anello d’oro sovrastato da un brillante.

Ad inizio del ‘900, però, l’usanza di regalare un diamante ha subito una forte crisi dovuta principalmente a due fattori: la grande depressione e la seconda guerra mondiale. Anche quando la crisi era solo un brutto ricordo e il mondo poteva godere di brevi momenti di pace, il caro vecchio diamante sembrava aver perso ogni tipo di fascino. Finché, nel 1974, la De Beers (leader mondiale che si occupa del rinvenimento di diamanti) commissionò una campagna pubblicitaria alla U.S. advertising agency N.W. Ayer & Son. Il risultato fu una trovata di grandissimo successo, resa celebre e immortale dall’intramontabile slogan: «Un diamante è per sempre». Fu in grado di far risorgere il mercato americano dei diamanti: basta pensare che nel 1939 solo il 10 percento degli anelli avevano diamanti, mentre nel 1990 furono ben l’80 percento.