Risultati del sondaggio

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Eccoci qui !
Non tantissime partecipazioni, questi i risultati.
Persone di varie fasce di età.
100 % persone eterosessuali.
75 % donne.
Il 75 % ha dichiarato di avere tradito in una relazione di coppia.
Quale può essere il malessere, la necessità, la ragione che porta al tradimento ?
Oppure ci sono persone che lo fanno senza motivo alcuno ?

Sondaggio sul tradimento

Momenti critici

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I momenti critici che possono preludere ad un tradimento:

– convivenza e matrimonio

– gravidanza

– verso il pensionamento

– crisi personale e crisi di coppia

Convivenza e matrimonio

L’iniziare una convivenza dà alla coppia una nuova dimensione. Si inizia a conoscere veramente l’altra persona e questo può essere destabilizzante.

Non riuscire a trovare il nuovo equilibrio necessario, può far nascere il desiderio di fuggire dalla situazione invece di affrontarla chiaramente.

Questo può essere ancora più amplificato nel matrimonio, dove, convenzionalmente, ci si lega “per sempre” con l’impegno dell’aiuto incondizionato e della fedeltà assoluta.

Nel caso non ci siano basi adeguate, ecco che questa “fedeltà imposta”, l’idea che “non avrò altre donne”, “non avrò altri uomini”, possa essere insopportabile come idea.

Da qui la fuga verso nuovi orizzonti sessuali.

Gravidanza

Altro momento topico che può minare la fedeltà in una coppia è il periodo della gravidanza, specialmente se si tratta del primo figlio.

L’inizio di una gravidanza, spesso preclude il vivere una “normale” vita sessuale, per la paura di creare danni al bambino, perché la donna si sente meno desiderabile, perché l’uomo può avere difficoltà a vedere nella madre di suo figlio l’amante passionale, o per oggettivi problemi di salute.

Alcuni uomini possono avere un desiderio sessuale che quindi non riescono ad esprimere con la propria compagna e si sentono quasi “autorizzati” a tradirla, in nome di un necessario sfogo fisico.

Verso il pensionamento

In questo momento, la persona che inizia a vivere l’abbandono di quella che viene considerata la vita produttiva, può provare dei sentimenti di angoscia.

Ci si ritrova a voler cercare altre conferme, di sentirsi ancora desiderabili, di essere ancora vitali.

Ecco che l’adrenalina di una relazione parallela allevia questo malessere, certamente non risolve la situazione, anche perché è dentro di sé che è necessario trovare un nuovo equilibrio.

Spesso questo periodo, coincide con la sindrome del “nido vuoto”, cioè il momento in cui gli eventuali figli della coppia lasciano la casa.

Può essere un periodo altamente traumatico, perché dopo decenni la coppia si ritrova da sola in una nuova intimità, che se non supportata negli anni precedenti, a volte, fa ritrovare le due persone distanti emotivamente.

Crisi personale e crisi di coppia

Crisi (dal greco: krisis) significa scelta, Momento che separa una maniera di essere diversa da altra precedente, o anche piega decisiva che prende un affare.

Noi siamo abituati a dare a questa parola un connotato negativo, ma il suo significato effettivo e quello di un momento che sarà di cambiamento, di svolta, e soprattutto non è un qualcosa di statico.

Ad ogni crisi, e quindi ad ogni cambiamento, la persona dovrebbe reagire e tendere a trovare un nuovo equilibrio, una nuova armonia.

Questo porta sicuramente dei momenti dolorosi e di sofferenza, ma questi sono necessari per passare oltre e ritrovare la serenità.

La crisi personale può essere data da molti fattori, un cambiamento nell’ambito lavorativo, un grave lutto personale, un sentirsi inadeguati nei propri ruoli, dei vissuti precedenti non elaborati, un cambiamento interiore diverso che allontana dal partner; tutto questo si rifletterà ovviamente nella relazione sentimentale.

La crisi di coppia invece è quando non ci sono eventi esterni, ma c’è la difficoltà tra le due persone a “connettersi” e comunicarsi le relative necessità.

Sono le divergenze sulle piccole cose che danno luogo a conflitti più o meno aperti, le due persone entrano in una “zona ombra” dove dovrebbero cercare di superare questi ostacoli, che altro non sono che quello che loro stessi, reciprocamente, non riescono a vedere di sé stessi.

L’altro è uno specchio in cui vediamo riflesse le cose che ci infastidiscono di noi stessi, la nostra parte ombra.

A questo punto, sia nella fase di crisi personale che di coppia, o si inizia ad essere consapevoli di quali siano i reali problemi, o si trova un’amante di “compensazione”.

A volte questo amante, può non essere una persona fisica, ma un hobby, uno sport, una qualsiasi cosa che ci assorbe, ci permette un’ allontanamento dal partner e quindi allevia il malessere, ma ovviamente in maniera momentanea, quella che potremmo chiamare “una boccata d’ossigeno”.

La crisi di coppia, soprattutto in questi anni, si verifica per uno strano fenomeno che possiamo identificare con la seguente frase che uno dei due può dire “ti voglio bene ma non ti amo più”.

 

 

Ex partner e gelosia

La gelosia per il passato sentimentale del proprio partner viene detta anche ” Sindrome di Rebecca”, definizione che deriva dal film di Alfred Hitchcock “Rebecca la prima moglie”.

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Una leggera gelosia può essere inevitabile nei confronti di una precedente relazione, soprattutto se vi è un figlio della coppia precedente, se hanno vissuto esperienze molto coinvolgenti o se il partner precedente era dotato di particolare bellezza o fascino.

L’iniziare a mitizzare il partner precedente può avere alcuni motivi:
– un basso livello di autostima che porta a sentirsi su un piano d’inferiorità, nonostante tutte le prove d’amore e le rassicurazioni ricevute.
– una necessaria convivenza con parenti del partner che continuano a esaltare doti e caratteristiche della/del ex.
– riferimenti del partner sulla/sul ex, che non riuscendo a staccarsi dalla precedente storia, ne parla continuamente, esaltandone gli aspetti, i comportamenti, cercando di ripetere modalità di vita ed esperienze già fatte.

L’ultimo caso è quello forse più delicato, in cui la nuova coppia, vive sempre all’ombra di quello che era, con conseguente stress psicologico della/del nuovo arrivato. Risulta in questo modo necessario riuscire a capire i contorni della storia precedente, se è stata elaborata la fine, e dei motivi per cui persiste questa realtà ormai “irreale”.

Ogni persona ha precedenti esperienze sentimentali, che fanno in parte contribuito a formarne la personalità e il modo di essere. La scelta di un nuovo partner dipende anche dalla personale storia affettiva, che quindi non può essere taciuta. Chiudersi in un silenzio assoluto riguardo al passato è controproducente, perchè rischia di far nascere nell’altro dubbi e incertezze sfavorevoli per avviare una relazione appagante.
Si tratta piuttosto di integrare e armonizzare le esperienze fatte con la situazione presente.

Similmente destabilizzante è la gelosia che insorge successivamente alla fine di una relazione. Generalmente a provarla è il partner che è stato lasciato.

Avviene nelle primissime fasi, in cui non c’è ancora l’elaborazione psicologica di quanto accaduto e resta ancora vivo una flebile speranza che l’altro possa tornare sui suoi passi.

E’ ancora più comune nel caso in cui l’altro trovi subito un nuovo partner. Anzi in questa fase rappresenta uno degli elementi più dolorosi del processo d’elaborazione della separazione: immaginare l’altro che condivide già ciò che era proprio con una nuova persona. Diventa meno normale a distanza di tempo dal distacco. In questo caso è un chiaro segnale che il distacco ‘psicologico’ non è avvenuto a differenza di quello effettivo che è avvenuto da tempo.

Dal momento che è stata scritta la parola fine tra i due, è necessario cercare di staccarsi fisicamente da tutto quello che ci ricorda la persona in questione e la relazione stessa.

 

La gelosia

La gelosia è un sentimento che parte dall’idea di poter perdere da un momento all’altro ciò che ho di più “caro”. Si lega al concetto di possessività, alla possibile perdita di ciò che si ritiene proprio, si desidera la persona in termini esclusivi.

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L’altro viene visto più come un oggetto che un soggetto.

E’ importante distinguere, comunque tra gelosia “normale” e gelosia “patologica”. La gelosia “normale” è imprescindibile da una situazione d’ amore, e deve essere presente a livelli accettabili.

Se non ci fosse, si potrebbe dubitare che il rapporto sia d’amore. Può essere quasi gratificante per l’amato sentire il pizzico di gelosia da parte dell’altro, è un modo come un altro di farlo sentire importante e desiderato. E’ comunque gestita a seconda del livello di fiducia che intercorre tra le due persone, fiducia che è alla base di ogni tipo di rapporto e ancora di più in un rapporto sentimentale.

La gelosia “patologica” diventa tale se assume le seguenti caratteristiche:

  • paura irrazionale dell’abbandono e tristezza per la possibile perdita;
  • sospettosità per ogni comportamento relazionale del partner;
  • controllo dei comportamenti dell’ “altro”;
  • invidia ed aggressività verso i possibili rivali, spesso inesistenti;
  • aggressività persecutoria verso il partner;
  • sensazione d’ inadeguatezza e scarsa autostima.

Si manifesta in assenza di prove tangibili e spesso diviene la causa della rottura della relazione. Si ha così tanta paura di perdere la persona amata, che si finisce con il perderla davvero. Questi sospetti e circostanze infondate, contribuiscono a creare delle rappresentazioni mentali in cui si “costruisce” la figura del rivale, con tanto di “prove” ovviamente inesistenti. Ogni motivo è buono per dare adito a dei dubbi e a delle recriminazioni.

A lungo andare, una situazione del genere, crea un’ angoscia che può portare a situazioni deliranti e dare luogo anche a fatti che sfociano in azioni delittuose, vedi anche i delitti passionali.

La gelosia patologica, il più delle volte, affonda le sue origini nell’infanzia in una cattiva relazione che il geloso ha instaurato con i propri genitori. Quest’ultimi non hanno adeguatamente rinforzato il bambino nella fiducia per se stesso e nell’autostima contribuendo così a determinare un adulto geloso perchè non conscio delle sue possibilità e del suo valore, profondamente insicuro. Ciò porta a pensare che il proprio partner potrebbe amare un altro perchè più degno, a non essere sicuro del suo amore.

Ma la gelosia patologica può tradire anche un desiderio di possesso assoluto del partner. Ciò avviene, anche in questo caso, per una cattiva relazione affettiva costruita con i propri genitori, sopratutto quello di sesso opposto. C’è la presenza di un’affettività che non ha trovato corresponsione durante l’infanzia, e si pensa di riscattarla da adulti, attraverso il possesso assoluto dell’altro.

Un passo avanti in età adulta per superare una gelosia che si ritenga oltre i limiti, deve necessariamente fare i conti con un dialogo franco ed aperto con il partner e con il riuscire a creare un rapporto denso di fiducia. Anche un buon lavoro su se stessi e sulla propria autostima è un metodo per avere più serenità di rapporti interpersonali.

Accettazione, l’equilibrio raggiunto

Abbiamo parlato della fase ombra e della necessità di viverla e superarla o in caso contrario di ristagnare dentro la relazione rifugiandosi nella cura dei figli o in altre relazioni amorose.

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Problemi quali il bisogno di controllo, l’insicurezza, la dipendenza affettiva e una bassa autostima possono essere alla base della difficoltà di superamento della stessa fase ombra

Per arrivare ad un buon rapporto di coppia, la scelta ottimale è quello di mettersi in gioco, di confrontarsi e crescere uno assieme all’altro, nella unicità che comunque contraddistingue ogni persona, è un imparare a vivere prima di tutto bene con se stessi.

Il voler essere la “dolce metà” più che un’ideale romantico a cui aspirare sembra una stampella su cui poggiare l’insicurezza e la non risoluzione dei proprio dubbi e conflitti, non dobbiamo trovare qualcuno per essere un “intero”.

Vivere armoniosamente in coppia significa vivere il rapporto come un percorso di comprensione e di avvicinamento, ma dove non vi sarà mai fusione, dove il partner sarà separato da noi e nello stesso tempo vicino nel rispetto dei bisogni e degli spazi altrui.

Vivere con queste modalità ci porta all’accettazione, che non deve essere un subire, sia ben chiaro, ma un capire profondamente l’altra persona, imparare a discutere e negoziare, arrivare a delle conclusioni e a delle scelte “win-win”, dove entrambi sono vincenti.

Accettazione di pregi e di difetti perché così è fatto l’Umano, che non può essere certamente perfetto e che forse sarebbe nel caso estremamente noioso, accettazione per arrivare serenamente al Noi inteso come una dimensione protettiva e di fiducia nel quali migliorare e maturare.

Unfaithful – L’amore infedele

Trovo che i film siano un’ ottima palestra per osservare i comportamenti umani e vi propongo uno del 2002, ma assolutamente magistrale nel mostrare la spirale a cui si va incontro nella fatidica “fase ombra” di cui abbiamo parlato.

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Nello svolgersi della storia moltissime varianti avrebbero potuto far cambiare direzione, ma nel caso di questi protagonisti tutto congiura per alimentare una storia extra-coniugale.