Storia del matrimonio (parte 1)

Dopo qualche giorno tiro le somme del mio sondaggio sullo stile di vita, nonostante sia stato visto da qualche centinaio di persone non ha avuto successo.

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Mi viene da pensare che le persone non ritengano importante “come” vivono da un punto di vista legale e sociale. Molte cose sono cambiate nel corso del tempo rispetto alla convivenza tra un uomo e una donna, molte convenzioni sono fortunatamente cadute, la società è diventata “liquida” per usare un termine molto caro al sociologo Bauman e si vive (forse in maniera più superficiale) le relazioni senza pensare alla forma.

Ma da dove era partito il matrimonio e perché?

Se avete voglia di fare un tuffo nel passato questa è la prima parte, buona lettura !

Introduzione

Il matrimonio: l’unione di un uomo e di una donna tesa a formare una coppia stabile dedita al reciproco aiuto e sostentamento e alla cura dei figli.

Questa terminologia, utilizzata per definire tale unione,  compare per la prima volta nel diritto romano ed etimologicamente sta ad indicare il passaggio della donna alla condizione di madre (mater e munus, madre ed impegno).

In epoca imperiale, quindi, troviamo la prima necessità di regolamentare l’unione di un uomo e di una donna, che verrà successivamente sempre più codificata e condotta in canoni rigidi e ci sorge spontanea la curiosità di immaginare e scoprire cosa succedesse in precedenza.

Dalla preistoria all’ Alto Medioevo.

Per quanto riguarda la preistoria, possiamo solo azzardare delle ipotesi sui rapporti maschi-femmine; c’è chi parla del libero amore, chi di un matriarcato diffuso, chi di un unione monogama tesa al riconoscimento dei propri figli da parte dell’uomo. Certamente c’era la necessità di procreare e c’era una netta divisione dei compiti in colei che era dedita all’accudimento della prole e colui che doveva provvedere al loro sostentamento.

Tali relazioni non potevano essere circoscritte né all’interno dell’ambito coniugale né di quello extraconiugale, in quanto non esistevano i presupposti sociali ed economici su cui si basa l’istituzione del matrimonio.

Una prima regolamentazione del matrimonio la troviamo presso gli Egizi dove la cerimonia nuziale era molto semplice, si svolgeva tra le due famiglie e si concludeva con il trasferimento della donna nella casa dell’ uomo.

Era un matrimonio fondamentalmente d’amore, ma nonostante ciò, si formalizzava tramite un contratto e allo stesso tempo ne veniva redatto uno di divorzio che tutelava entrambi gli sposi.

Nella Grecia antica il matrimonio avveniva dopo l’istituzione di un contratto tra il padre della sposa e lo sposo, considerato valido solo dopo l’inizio della convivenza. La cerimonia era molto fastosa e terminava con il corteo nuziale durante il quale la sposa veniva accompagnata alla casa dello sposo; tutto questo era necessario per dare massimo risalto all’avvenimento in modo che non vi fossero dubbi sulla legittimità dell’unione. Era previsto altresì di porre fine al vincolo interrompendo la convivenza e questo era diritto di entrambe le parti.

La moglie greca era destinata esclusivamente al ruolo di madre e non aveva altri ruoli, nè sociali, né a livello sentimentale, che erano destinati invece alla concubina (l’amante ufficiale), all’ etera (accompagnatrice dell’uomo nella vita sociale) e alla prostituta (una compagna per il piacere) che l’uomo frequentava regolarmente.

Nella Roma antica, invece, sorge la necessità di legalizzare la famiglia regolamentandola con ordinamenti di diritto che sancivano l’obbligatorietà della monogamia, la possibilità di sposarsi solamente tra cittadini romani, l’età minima dei nubendi e le perfette condizioni fisiche. Ammetteva in ogni caso la prostituzione, il concubinato, il sesso extraconiugale, il sesso omosessuale e il sesso con gli schiavi.

Il matrimonio era stipulato dai padri dei futuri sposi che si conoscevano solo al momento del fidanzamento, spesso anche dopo molti anni dalla promessa. Al momento della celebrazione, che avveniva alla presenza dei testimoni, la donna passava dalla potestà del padre a quella del marito.

In quest’epoca il divorzio era molto frequente; poteva essere richiesto per una giusta causa da ambo le parti e questa modalità di vita portava spesso a sposarsi anche 5 o 6 volte.

Queste modalità di vita e di intendere l’unione matrimoniale vennero modificate con la cristianizzazione dell’Impero romano, l’intento di una moralizzazione della vita, pubblica e privata, prese il sopravvento.

Oltre a ribadire il concetto della scelta monogamica venne esplicitamente condannato, da parte dell’imperatore Giustiniano nel 534, il sesso al di fuori del matrimonio, riducendo le libertà fino ad allora godute, come riportato nei precedenti paragrafi.

Il matrimonio in quest’epoca, che va verso la fine del primo millennio, era una cerimonia privata sancita da una reciproca promessa verbale da parte della coppia e anche da un contratto scritto e firmato. In seguito al declino dell’Impero romano quest’usanza perse progressivamente rilievo e solo dei testimoni, che non erano comunque necessari, potevano rendere testimonianza del fatto. Infatti era sufficiente che i due fidanzati si scambiassero la promessa di matrimonio verbalmente per rendere valida la loro unione.

Ovviamente questo portava ad una serie di problemi sulle questioni di responsabilità, soprattutto nei riguardi dei figli e in relazione al diritto di successione ereditaria.

 

Sondaggio sulla scelta di vita

Sondaggio concluso !!

Il matrimonio (fase 5)

Dopo il “fidanzamento” oggi parliamo di matrimonio. Non deve essere inteso come la pura celebrazione di un rito, ma deve essere inteso come un atto di fede quando la nostra relazione supera l’ansia e la paura della relazione, è un grande atto di fiducia.

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Intendo dire che persone che convivono possono essere “nel matrimonio” molto più di persone che contrattualmente sono sposate.

Quale è lo scopo del matrimonio ? Dovrebbe essere quello di tutta una vita assieme, dovrebbe dare la possibilità ai due partner di vivere e sperimentare quello che non hanno ancora vissuto e sperimentato, è l’aiuto vicendevole, è la capacità di superare i momenti bui insieme.

Non si fa una festa di laurea quando mancano esami e discussione della tesi, così nel matrimonio, il matrimonio è la celebrazione di un qualcosa che c’è già

Il fidanzamento – curiosità

 

Forse non tutti sanno il perché dell’anello di fidanzamento, molte sono i comportamenti sociali che si attuano, senza sapere il perché e spesso vi sono delle lontane radici da conoscere.

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Donare un anello rappresenta il suggello di una promessa d’amore, ma è solo nella cultura romana che questa tradizione si consolida definitivamente. Bisogna comunque ricordare che già tra gli egizi e i greci è in voga l’uso di consacrare le future nozze con un pegno d’amore che il fidanzato dona all’amata. Presso i Visigoti e Germani l’anello vale come contratto nuziale, da onorare obbligatoriamente.

Sempre in epoca romana, si diffonde l’idea di indossare l’anello sull’anulare della mano sinistra, dato che un tempo si credeva che da qui partisse una vena diretta al cuore, la cosiddetta vena amoris. Ma non è la sola tesi che cerca di spiegare questa scelta. Secondo alcuni storici deriverebbe da un antico rito della liturgia cattolica, quando il celebrante, toccate le prime tre dita della sinistra, arrivava a infilare l’anello nel quarto dito della stessa mano.

Ma quando l’anello di fidanzamento ha iniziato a legare la sua storia con quella dei diamanti? La prima testimonianza di un diamante regalato come anello di fidanzamento risale al 1477, anno in cui l’Arciduca Massimiliano d’Austria donò a Maria di Borgogna un anello d’oro sovrastato da un brillante.

Ad inizio del ‘900, però, l’usanza di regalare un diamante ha subito una forte crisi dovuta principalmente a due fattori: la grande depressione e la seconda guerra mondiale. Anche quando la crisi era solo un brutto ricordo e il mondo poteva godere di brevi momenti di pace, il caro vecchio diamante sembrava aver perso ogni tipo di fascino. Finché, nel 1974, la De Beers (leader mondiale che si occupa del rinvenimento di diamanti) commissionò una campagna pubblicitaria alla U.S. advertising agency N.W. Ayer & Son. Il risultato fu una trovata di grandissimo successo, resa celebre e immortale dall’intramontabile slogan: «Un diamante è per sempre». Fu in grado di far risorgere il mercato americano dei diamanti: basta pensare che nel 1939 solo il 10 percento degli anelli avevano diamanti, mentre nel 1990 furono ben l’80 percento.

 


 

 

… semplicemente amore

e non occorrono altre parole, solo il lasciarsi andare a musica ed immagini.

 

 

Il fidanzamento (fase 4)

Il fidanzamento ? Vi chiederete se siamo sprofondati nel passato. Niente di tutto ciò.

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Vorrei parlare di fidanzamento che ci sia o meno l’atto ufficiale, perchè quello che conta è l’impegno.

Nel momento in cui la storia d’ amore continua e si consolida, si va verso la vita a due, si fanno le prove generali. In questa ottica l’anello di fidanzamento è un pegno “impegnativo” che sta a significare che si vuole andare fino in fondo.

Cosa succede in questa trasformazione ? Si inizia a fare dei progetti insieme, ci si scontra, dai “tre metri sopra il cielo” si arriva ai “tre metri sotto terra”. Inevitabile il confronto e i litigi, l’importante è la capacità di comunicare, di tenere duro, di restare nella relazione.

Questa è la fase in cui un sacco di relazioni crolleranno, se devono crollare. Forse non era il momento, i due partner non erano quelli giusti, spesso però non vi è la giusta visione del cammino insieme e si preferisce mollare il colpo, reiterando il comportamento più e più volte. Molte persone non riescono a creare un solido rapporto di coppia.

E’ auspicabile che vi sia un periodo in cui la coppia non va a vivere insieme perchè è importante che vi sia uno spazio di decantazione (la propria casa) in cui poter rifugiarsi, ripensare e ripartire senza dover fare i conti con l’altro nell’immediato, non è giunto ancora quel momento, il fidanzamento serve per apprendere le necessarie modalità di negoziazione e di compromesso per una sana relazione.

Vi è il momento in cui le due famiglie si conoscono, è un passaggio psicologico che permette all’ Io di crescere ed essere pronto ad affrontare il passo successivo. Ma il passo del “matrimonio” non è scontato. Ci sono persone che restano fidanzati “a vita” adducendo tutta una serie di scuse: sono contro il matrimonio, credo nella libertà dell’individuo, non ci sono i soldi sufficienti e così via.

In realtà, queste sono solo delle barriere che l’individuo mette tra sè e l’altro, non ha il coraggio o la forza o lo sviluppo personale che possano permettergli di andare oltre.

Succede infine che ci si lasci in prossimità del matrimonio alla ricerca di un altro “altro”; in questo caso forse non si erano maturate le varie fasi relazionali precedenti, sicuramente è meglio tornare indietro e cercare di vivere delle esperienze più consone che possano far crescere.

Risultati sondaggio

Eccoci qui con i primi risultati.
Siamo ancora pochini, ma possiamo trarre i nostri risultati.

sondaggio 1

Ci sono state 93 persone che hanno letto la pagina e solo 11 hanno risposto.

Forse mancava una possibile scelta del tipo: non so se sono mai stato innamorato, mancava forse il dubbio, grande tarlo che spesso ci accompagna.

Di una cosa sono contenta, che nessuno ha risposto alla domanda sul fatto che non si è mai innamorato con sicurezza e vorrei sperare che tutti quelli che hanno letto la domanda siano stati sinceri …